La giornata secondo Zoe

H 7.20 tata devo fare pipì. Poiché sn ancora clemente ti sveglio dolcemente con la zampa.

H 0721 tata prendimi dolcemente in braccio e portami al piano inferiore. Ho solo un dubbio: è dolce o solo ancora addormentata?🤔

H.0723 pipi. Mi scappa tanto. La fo dove mi pare tanto la tata pulisce.

H. 0725 concedo alla tata di prendere il caffè. Dormo un dieci minuti.

H 07.30 tata sta fumando: damme da magnà cojona! Che te fumi?! E te lo abbaio manco avessimo i ladri alla porta.

H.0735 magno e stramagno Ohh. Tata ha obbedito e spento la sigaretta x nutrirmi. Qsta mi vuole affamare!

H.0737 finito. 250 g. Mbe, bono l’antipasto
…quando cominciamo col pasto completo?

H.0740 concedo alla tata di finire il caffè e fumarsi la sigaretta.

H 0750 ci deve essere un meeting in bagno. sn tutti e 8 là. Manco solo io. Vado, presiedo e naturalmente abbaio x dire la mia.

H.0800 tata devo fare la caccaaaaaa. Alzati da quel cesso e portami giù cazzo! Stai sempre a pensare a te!!!

H 08.05 tata è uno zombie vivente nel giardino e io scodinzolo felice, cago e passeggio come se nn ci fosse un domani

H.08.25 oh adesso ho fatto sport e bevo. Tata sta lavorando: schiava! Guardami!! Mica posso restare x terra!?! Adagiami sul divano e già che ci sei sappi che ho fatto un’altra pipì 😉

H.0830 mamma mia che fatica qst inizio gg. Adesso dormo.

H.1300 tata è ora di mangiare. “Zoe nn ho fame ancora amore e devo finire qst lavoro”. Tata come osi disobbedirmi??? Ho detto che DEVI mangiare! È ora dei crackers-premio cazzo. Mica mi vorrai lasciar digiuna?

H. 1305 tata mangia anche se nn ha fame. Io sgranocchio i miei adorati crackers muticereali.

H.1325 mi fai bere tata? Voglio bere dalla ciotola in cucina, qsta qui a lato divano nn mi va. Adagiami a terra.

H. 13.30 ho bevuto. Rimettimi sul divano. Ho bisogno di riposare.

H.1730 ho fameeeeeeeeeeeeee. È ora dell’aperitivo!!! Ah, mi ignori? E io rompo e abbaio e ti chiamo con la zampa finché nn mi caghi. Chissenefrega se stavi guardando la tv.

H. 1740 aperitivo.100 g. Mh, mi accontento.

H. 19.00 cenaaaaaaaaaaaaa

H 1905 magno e stramagno altri 150 g. Poi ottimizzo (chissà xché la tata è tanto contenta?): piscio, bevo, faccio 2 passi e ordino di adagiarmi sul divano.

H. 20.00 senti tata, se nn l’avessi capito i tuoi ritmi di vita non mi interessano. Anche se nn hai fame adesso mangi. È ora dei crackers.

H. 20.00-h 20.10 abbaio e giuro che continuo se nn mi dai retta.

H 20.15: crackers, brava che hai obbedito

H 20.40 dessert: 50 g.

H 20.41 devo bere tata sveglia!

H 20.43 piscio.

H.20.44 tata che stai aspettando a mettermi sul divano? Devo dormire.

H. 23.30 andiamo a letto? “Zoe amore, voglio finire di vedere il film”. Tata nn me ne frega un cazzo del tuo film: lettooo!!!

H. 2340: quanto vuoi che abbai ancora?😎

H. 2342: (durante la pubblicità!🤨) tata mi adagia per terra. Faccio la pipì pre notte e poi mi prende in braccio e finalmente mi porta a letto.

H. 2345 perché mi devo spostare?Chissenefrega se è il tuo posto!

H. 00.00 è stato alquanto spiacevole che tu mi abbia con prepotenza spostato il culo affinché andassi dall’altro lato del letto, ma ti perdono. Sn stanca.

H. 00.01 certo che qst umana nn mi dà mai retta: devo trovare assolutamente il modo di educarla. Se no chiamo le guardie zoofile. Qst è violenza domestica ai danni di un animale!

H. 00.02: ci penso domani. ‘Mo russo.

Quando sei una pirla e ti chiudi fuori casa

La quarantena comincia a farmi male.

Stavo giocando coi gatti nella terrazza con la veranda. Visto il bel tempo l’avevo tirata su x far circolare l’aria e dar loro più spazio…e poi era molto divertente vederli intenti a guardare mentre saliva.

Ordunque, la genia qui presente x catturarli e farli rientrare ben pensa di chiudere la porta finestra della cucina per limitare i punti di fuga. Tanto avevamo l’ingresso dal salone con la veranda su.

La succitata genia cosa fa dopo? Comincia a indirizzare modello cane da gregge i gatti verso l’interno della veranda e poi, vista Gemma spaventata, la prende in braccio e intanto chiude la veranda.

Gemma in braccio mi graffia, la veranda lentamente scende, gli altri gatti la guardano estasiati fino a quando – inesorabile – si chiude.

Peccato che io so’ rimasta sul balcone con gemma. Una cogliona.

Rido da sola perché nn si può essere talmente idioti da chiudersi sul balcone e intanto valuto il danno minore.

Rompere il doppio vetro della porta finestra della cucina o tagliare la veranda fatta su misura.

Ok. Vi posso assicurare che il doppio vetro col manico del mocio non si rompe. Ci ho provato per circa dieci minuti con Gemma a fianco. Niente. È troppo resistente.

E allora non resta che tagliare la veranda in concomitanza con il pulsante elettronico interno affinché possa di nuovo rialzarsi.

Ma non ho forbici, ho solo una vecchia bottiglia di vino piena che mi rifiuto di rompere per non avere puzza di alcool per una vita.

Cosa fare? Come rientrare dentro casa?

E poi appare lei. Una vecchia bilancia in vetro con gli angoli appuntiti. La prendo e si, taglio volontariamente la veranda per riavviarla.

Ecco la prova provata in foto. Un danno che la metà basta.

Ed io che continuo a prendermi per il culo da sola 😆

Quando la privazione della libertà fa rima con felicità

Sembra un controsenso lo so.

In periodi come questo, dove la maggior parte di noi è costretto fra le proprie mura domestiche senza avere la possibilità di uscire e fare ciò che era abituato a fare, sembra di andare in apnea metaforica.

La mancanza d’aria sembra quasi accomunarci in questo triste periodo.

Penso a quella dei malati – che ogni giorno lottano contro questo subdolo covid che mai avremmo pensato causasse tanti danni – e a quella di noi ancora “sani” o forse asintomatici, che possiamo essere veicolo di trasmissione e quindi siamo relegati dentro le nostre case senza poter respirare a pieni polmoni il profumo del mondo.

Eppure io credo che questo sacrificio che moltissimi di noi stanno facendo possa non essere vano.

Sono sempre stata un’accesa sostenitrice dell’evoluzione personale, credo fortemente che da qualsiasi situazione – sia essa negativa o positiva tanto l’accezione gliela diamo noi 🙂 – si possa imparare qualcosa per diventare Esseri Umani migliori.

Leggevo un bellissimo estratto di un libro di Jung dove raccontava di una quarantena simile e suggeriva timidamente di “privarsi delle privazioni inventandone di nuove”.

Altro controsenso direte. E invece no.

Lui si privò di molte consuetudini negative per apprenderne di nuove e positive. Una sorta di catarsi insomma, visto che per cambiare un’abitudine – la scienza sostiene – ci vogliono ventuno giorni.

E così, personalmente, mi sto privando di tempo e pigrizia per mettere a posto casa, sto provando a fare ginnastica, sono diventata più tecnologica grazie allo smart working che da parecchio tempo la mia azienda ci obbliga saggiamente ad attuare.

I genitori – spero e immagino dai racconti delle mie amiche – si privano della routine lavorativa quotidiana ma guadagnano in fantasia per giocare coi propri figli e ne godono – finalmente! – la presenza.

Gli anziani sono forse la categoria che più fa fatica in questo momento: sarebbe bellissimo poter creare una rete di “chiacchiere telefoniche”: siamo tutti a casa in fondo…sarebbe un gesto nutriente per tutti fare delle telefonate a chi è solo.

Che poi, cos’è la solitudine se non la possibilità di stare realmente con se stessi? È un grande privilegio imparare a convivere con se stessi. Coi propri pro e coi propri contro. Solo così si può essere in grado di stare in maniera sana con gli altri. Senza dipendenze, senza proiezioni, senza giudizi, ma in accoglienza.

Almeno questo è ciò che penso io. Il mantra dovrebbe essere: “Io accolgo. Non ho la pretesa di cambiamento esterno”.

Il risultato è che personalmente non mi sento in gabbia perché so che sto sfruttando questo tempo presente. Mi sto migliorando. Sto imparando cose nuove. Sto FACENDO cose nuove.

È vero indubbiamente che la clausura forzata è anche caratteriale, c’è chi ama la dimensione domestica e chi meno. Io l’ho sempre apprezzata molto. Mi piace stare con me. Sono una buona compagna di viaggio per me stessa. Amo poltrire sul divano, amo ascoltare il suono del silenzio ad occhi chiusi, le mie piante, amo anche non fare nulla e ascoltarmi.

E naturalmente amo i miei 8 animali che ne combinano di tutti i colori.

Eh sì. Perché – a onor del vero – chi ci sta guadagnando di più in questo periodo sono proprio loro. Mi hanno sempre a casa e mi dimostrano la loro felicità in ogni modo possibile.

Ieri avevo 4 gatti incastrati sopra di me (di più non ce ne stavano) a farmi le fusa, Zoe di fianco abbracciata a russare sonoramente ed Ercole sulla pancia. Ed io ero felice.

La felicità è davvero fatta di quelle piccolissime cose che puoi notare solo se resti nel presente. Senza catastrofismi, tenendo a bada l’ansia se arriva, respirando.

E ricordandoci che c’è chi fa fatica a farlo.

Usciremo. Di casa e da questa situazione. Ma nel frattempo, invece di lamentarci e “strippare” neanche fossimo costretti in un metro quadro di spazio a pane ed acqua, godiamo del potenziale che ha questa situazione.

Impariamo a fare ciò che non sappiamo fare. Evolviamo.

Stiamo con i nostri cari. Amiamo.

Stiamo con noi stessi e scopriamo la bellezza della e nella nostra unicità.

Che in fondo ci viene chiesto “solo” di assumerci la responsabilità di non essere veicoli di trasmissione di una malattia altamente infettiva continuando a godere di tutti gli agi di sempre.

Con l’occasione di diventare migliori di quello che siamo.

Pet teaching

Guardo i miei animali e vorrei che parlassero.

Vorrei che mi spiegassero come fanno.

Sn tolleranti, si amano, si rispettano nella loro diversità, di specie e sesso. Certo, ogni tanto si cazziano reciprocamente, litigano furibondi mordendosi a vicenda, ma poi ristabiliscono i loro equilibri.

Perché noi esseri umani non ne siamo capaci?

Ieri parlavo con una mia amica che mi raccontava l’ennesimo dispetto fattole da un suo vicino di casa.

Io vedo tutto buio ora, quindi finché non starò meglio cerco di non arrivare a conclusioni.

Ma perché noi esseri umani feriamo?

Abbiamo il grande privilegio di essere esseri pensanti.

Una relazione porta in sé il seme della ferita. È inevitabile. Ogni tanto, per svariati motivi, ci si fa del male invece che del bene.

Trovo però una differenza abissale tra ferite colpose e ferite dolose.

Ed a qst ultime non so dare risposta. Da sola almeno.

Per fortuna ho gente più saggia di me attorno che può illuminare i miei neri dubbi e spiegarmi ciò che non comprendo.

Vorrei essere Zoe adesso.

Animali e amicizie: il binomio dell’amore familiare

Anni di studio di recitazione e di lavoro su me stessa (segno x antonomasia di essere umano che sa e vuole mettersi in discussione) mi hanno insegnato ad accettare le cadute ed i momenti bui.

Fanno parte della Vita ed è inutile non ascoltare le inevitabili emozioni negative e dolorose, mettere un tappo-facciata di “va tutto splendidamente” e far finta di niente.

Se sei in una fossa restaci. Stai. Ascoltati. Che qualcosa di buono ne uscirà.

Ieri è stata una giornata infernale per me, provata da un mese e mezzo di sfighe una dietro l’altra che tento di affrontare sempre con forza, dignità, equilibrio e coraggio.

Vi dico una cosa: la solitudine ha due facce. Quella della libertà e dell’indipendenza e quella del non potersi permettere – se non con gli intimi – di crollare e poggiare per un breve lasso di tempo il peso delle responsabilità che, in quanto solo, si è abituati a portare sulle proprie spalle.

Io mi reputo – nonostante la Vita con me non sia stata proprio clementissima – una donna molto fortunata.

Se ieri non ci fossero state le mie amiche storiche, rapporti che vanno avanti da 20 e più anni, non so come ce l’avrei fatta.

Il tutto, ovvio, è amplificato dal fatto che sono già in una condizione di salute m.to precaria quindi qualsiasi evento esterno fa più male del solito.

Ma ciò che mi è successo ieri mi avrebbe fatto male comunque. Mi conosco. So i punti metaforici del mio corpo che, se getti sale, ululano di dolore

Di quei dolori che solo il caldo abbraccio di chi ti vuole bene e ti conosce da una vita può lenire un po’ e farti riprovare la sensazione di famiglia.

Di quei mali che solo un bel cazziatone telefonico dalle amiche marchigiane e bolognesi ti fanno cominciare a vedere gli eventi anche da un’altra prospettiva.

Certo, resta il fatto che devo prendermi cura di me e della mia salute, più che mai provata. Ma per fortuna esistono i medici, gli affetti veri, le persone che mai te lo saresti aspettato ma ti danno una parola di conforto ed il mio zoo sensibile che, anche adesso che sn sul divano persa in pensieri funesti, mi è appiccicato.

Xche per me, orfana e figlia unica, la famiglia sono le amicizie che mi sn costruita negli anni.

E sono i miei animali. Che sentono tutto. Nn sarebbero animali altrimenti. E cosi ieri sera, sul letto, sono voluti venire tutti. Anche Dobby e Gemma che di solito si fanno i cavoli loro in giro per casa.

Io lo so che i periodi tosti sono delle parentesi. L’ho verificato durante la mia Vita. E so che dopo, se si ha la voglia e l’onestà intellettuale di mettersi in discussione, si evolve e nasce un nuovo sè migliore del precedente.

Certo, adesso è tutto m.to buio e difficile. Ma ho sempre avuto la pala in mano pronta a spalare merda. Credo continuerò a farlo fino alla fine dei miei giorni perché ho scelto la strada evoluzionistica di darwin.

Degli altri poco mi importa, li accetto, semplicemente perché non ho potere di cambiamento se non su di me.

Supportata – e qst è la grande forza che mi ha regalato la vita – da amicizie straordinarie che ci sono. Restano. Mi amano e con le quali c’è un interscambio continuo e paritetico di affetto. Di supporto nei momenti tosti, di gioia in quelli wow.

In questo periodo ho bisogno di abbracci, di gesti di amore, di calore condiviso. E come sempre succede, la mia famiglia bipede e quadrupede era con me. I miei cuori c’erano. Come io d’altronde ci sono per loro. Sempre.

Il resto passa. E gli darò sempre meno valore emotivo.

Sanremo: quando il contenuto – finalmente- comincia a valere più del contenitore

Ho guardato il festival di Sanremo (non tutto eh! A una certa io crollo come un albero cui tagliano di botto il tronco con una motosega) e sono rimasta piacevolmente colpita da alcuni interventi e canzoni.

Erano anni che non succedeva. Baglioni era incagabile con la sua auto referenzialità, Fazio impeccabile ma sempre in primo piano. È un super professionista e, anche se non vuole la scena, la scena vuole lui.

Qst sorprendente Amadeus invece ha scelto delle belle canzoni e soprattutto ha dato voce a messaggi molto significativi.

Per ovvi motivi personali sono rimasta molto colpita dal monologo sulla violenza di Rula Jebreal (e anche qui però – retoricamente- mi chiedo: ma oramai per temi sociali così vitali, evoluzionistici, umanitari, dobbiamo OBBLIGATORIAMENTE parlare delle esperienze personali?)

Certo, da un lato è ESSERE testimoni di un fenomeno (l’ho fatto io stessa nel mio piccolissimo in un precedente scritto) ma dall’altro non è becero esibizionismo basato sull’ormai stranoto fenomeno di curiosità sociale modello “che cazzo è successo a quella lì?!”

Credo che il fulcro della questione sia la motivazione che spinge un Essere Umano a parlare di sé.

Se penso a trasmissioni pseudo giornalistiche assistendo alle quali la buona Oriana (Fallaci ndr) inorridirebbe e rimarcherebbe fiera il suo esilio in America tipo Uomini e donne o quelle della Barbara d’Urso de no’ artri, la motivazione è plateale: fare audience e sfruttare la bieca e macabra curiosità degli spettatori oltre che l’esibizionismo dei narranti.

Ma gli interventi di Sanremo – che certo puntavano a far audience sia chiaro, la tim, sponsor ufficiale, doveva pur batter cassa – sono stati di tutt’altro spessore.

Paolo, malato di Sla ad uno stadio terminale, che ha cantato il suo amore x la Vita vale oro. La sua scelta ed il suo esempio valgono oro x chi SA ASCOLTARE. E certo è che x ascolto non intendo il saper sentire una canzoncina.

Intendo saper cogliere un inno alla Vita così come ci viene proposta. Così come ci capita. A chi più facile, a chi meno. Con le sue salite e le sue discese.

Ecco, a Paolo di fare audience non je ne po’ fregà de meno: lui vuole essere esempio e testimonianza di una lotta e di una scelta. Io non la condivido, ma chi sono io per decidere della Vita di un’altra persona?

Io voglio il diritto di scegliere x la mia, in piena libertà e lucidità, ma l’inno di un Paolo che non conoscevo a me ha commosso e si, mi è stato di esempio perché non sto attraversando il periodo più easy della mia vita in questo momento. Mi ha dato motivazione.

Ecco allora, tornando a Sanremo, credo abbia dato voce a temi importanti. Riguardanti il nostro “essere civili”. Ha fatto loro da cassa di risonanza.

Quindi ben venga. Ben venga che si parli di fine vita e si ragioni su come e se decidere di viverla o terminarla, che si ragioni sulle parole carezzevoli che un uomo può inserire nel proprio vocabolario al posto di quelle violente che portano alla violenza, che si parli persino di bellezza che svanisce va’ (monologo pessimo ma l’intento era buono…è che la Leotta, porella, a sto punto c’ha davvero solo quella).

Che se ne parli. Di tutto. Di tutti i temi stra super importanti di cui fa paura parlare.

Perché se si sta zitti non solo nn si evolve ma scatta un meccanismo identico a quello che scatta quando non ascoltiamo una nostra emozione: non la canalizziamo bene e lei, strunz, esce fuori come somatizzazione.

Cosa c’entra con i miei 8 animali tutto ciò? Nulla 🤣 se non che Zoe ed Ercole avrebbero cantato meglio di Morgan e bugo e pure di Achille Lauro.

P.s. e cmq i Modà con il loro linguaggio dei segni hanno spaccato. Qst è la tv che mi piace. Quella che dà spunti di riflessione.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso

Ciao, sono Zoe. Oggi scrivo io. E scrivo io perché quella grandissima cojona della mia compagna di vita ieri, esaltata davanti al festival di Sanremo, si è magnata 4 – e dico 4 – fette di salame al cioccolato.

Che non ci sarebbe nulla di male se non un po’ di adipe in eccesso dico io, peccato che la super rincoglionita si scordi ogni tanto di essere intollerante al lattosio.

Ora, non ci vuole un genio come me per capire che stamattina sarebbe stata un inferno.

Sono troppo signora per descrivervi i particolari del risveglio mattutino, vi basti immaginare una povera sfigata neanche in grado di prendermi in braccio – io somma regina abituata a scendere dal letto accoccolata dolcemente fra le braccia della succitata cojona – piegata a 90 (e non per cose amene 😎) neanche in grado di scendere le scale.

Dopo il caffè sembrava fosse in atto un esorcismo o un attentato dell’Isis.

Io le sono stata accanto. Ci mancherebbe. Il senso di gratitudine e di interessamento si vedono nei momenti di difficoltà. Questo mi hanno insegnato e questo pongo in atto con le mie azioni quotidiane.

Lei mi accudisce ogni giorno ed io ricambio come posso.

Per farvela breve: adesso siamo sul divano, lei col – si lo dico! – culo a puzzone modello tacchino il 26 novembre, drogata persa di biochetasi e non so di cos’altro, a tentare di non pensare al mal di tutto.

E qst solo perché è golosa e non si sa porre limiti davanti al cioccolato.

Ma dico io, sai che ti fa male e che le conseguenze sono tipo Chernobyl, datte ‘na regolata no?!

Ora – e qui risiede una grande lezione – ti assumi le conseguenze delle tue azioni…che poi è quello che lei stessa dice e fa sempre eh. Per carità. Onore al merito.

Sarà pure una cojona cagona ma è troppo onesta x fuggire dalle proprie responsabilità.

E così ‘mo paga le azioni di ieri sera.

Ho solo un dubbio: chi porta fuori Satana e me oggi pomeriggio se lei continua a camminare a 90 manco fosse un vecchietto con l’artrosi?

Speriamo le droghe facciano effetto e che lei impari dai suoi errori.

Moderazione. Questa è la parola chiave.

Nel cibo come nella vita. Eh sì, so saggia io eh! Ho quasi 12 anni e, benché cieca, di Vita ne ho vista e vissuta.

Moderazione. Se mangi troppo ciò che ti fa male, stai male.

Metaforicamente parlando e non 😉

Zoe the Queen of Milan

Zoe: quando la nostra violenza si trasforma in amore

Io amo tutti i miei animali ma Zoe ha nel mio cuore un posto particolare. È la mia preferita. Vado in ansia al primo micro segnale di allarme, al primo cedimento. Con gli altri 7 no.

E la ragione è molto semplice. Zoe è me. È stata me x tanti anni. Troppi. Ed io che mi vanto di essere una donna giusta e responsabile ho il dovere di ripagarla per le sofferenze passate.

Zoe è stata trovata, abbandonata, cieca e in fin di vita sul ciglio di una strada. Talmente piena di rogna da non avere peli ma solo tagli sanguinanti sulla pelle.

Aveva già la leishmaniosi, segno di incuria totale perché per prevenirla basta un collare da 19 euro che dura sei mesi.

Aveva preso così tante botte che nn si faceva avvicinare e se i volontari o i medici provavano a toccarla lei non era in grado di distinguere che quella mano poteva fare del bene e accarezzare. Per lei le mani avevano solo picchiato. Bastonato. Brutalmente. Uno sfogo di rabbia inconsulta e immotivata contro un essere indifeso, per di più ridotto in carne ed ossa.

Questa era Zoe. E questa sono stata io.

Magra no, per carità, ma vittima di violenza per più della metà della mia vita da colui che avrebbe dovuto amarmi, proprio come avrebbe dovuto fare il “compagno/carnefice” di Zoe, si.

E se mi espongo – io, riservata per natura – lo faccio perché se anche solo UNA persona leggerà queste righe, allora potrò dire di aver fatto la mia parte come testimone di un fenomeno sociale tra i più diffusi.

Io la capisco Zoe. Subire violenza da chi dovrebbe amarti ti porta ferite che solo tempo, amore e lavoro su te stessa riesci a sanare.

La grandiosità dei cani è che, suppongo io, rimuovano e quindi, benché ci siano voluti 6 mesi prima che mi mostrasse la pancia in segno di arrendevolezza e si fidasse, Zoe adesso – lo spero per lei – ha scordato il disamore, il non riconoscimento, l’assenza di cura, lo schiaffo al posto della carezza. Zoe adesso è amata. Da me e da tanti cuori che la adorano e che fanno il carpiato per lei e per la sua salute.

Gli esseri umani non dimenticano invece. E così io non mi scordo la chitarra che tanto amavo suonare schiantata sulla testa quando avevo 12 anni, il tagliacarte in metallo puntato alla gola a 13, il “sei una stronza, neanche stanotte hai fatto dormire tua madre” mentre venivo scaraventata contro l’armadio della camera dei giochi a 4 anni col cicciobello in braccio.

Non mi scordo gli schiaffi se per caso facevo cadere una posata, i piatti in testa, le grida, le minacce di morte, le scenate, le liti furibonde e le porte chiuse in faccia del tipo “con te ho chiuso”.

Non mi scordo il segno della sigaretta spenta sul polso di mia madre, i tappeti portati via di nascosto perché colui che promise amore ai tempi di un matrimonio insano voleva tagliarli a metà per la divisione dei beni in sede di separazione, non mi scordo neppure Winston, il bulldog inglese che tanto abbiamo amato e che sempre il promettente amore voleva tagliare a metà con coltello alla mano.

Come non mi scordo il pugno che mi diede l’uomo col quale stavo per sposarmi, perché si, se hai avuto un esempio di amore come quello che ho avuto io, se non lavori su te stessa e spali merda, da adulta riprodurrai quel tipo di rapporto. Perché quello è l’esempio che ti hanno dato. Ed io, ai tempi del pugno con annesso livido, ancora mi disamavo così tanto da non sapere amare.

Ci sono voluti anni prima che prendessi consapevolezza di me e del mio valore. Anni per sentire che esistevo, che anche io avevo un posto nel mondo e che non ero quell’essere così deplorevole da dover essere punito per la qualunque io facessi o non facessi.

Ecco perché Zoe ed io siamo legate da un filo indissolubile. Zoe è me una volta. E adesso, io e gli altri cuori che la amano, l’abbiamo aiutata a diventare la me di adesso.

Zoe ha addirittura alcune marce in più: per esempio capisce al volo di chi fidarsi o no. Io sto ancora imparando.

Ma ho imparato ad amare. In maniera sana, equilibrata, adulta. Senza botte o chiusure tranchant di rapporti. Senza scenate o colpi di testa dettati dalla rabbia che altro non è che dolore non coccolato.

Ed ho imparato ad essere responsabile. Ecco perché non voglio e non posso scordare. Perché è grazie alla memoria che noi esseri umani possiamo diventare migliori non riproducendo gli errori del passato.

Così, nel mio piccolo, questa storia ve l’ho voluta raccontare. Ho fatto la mia parte. Per farvi sapere che si, la violenza, fisica e psicologica, il disamore, l’incuria fanno male. Tanto. Ma se ci si impegna le ferite si sanano perché sono nostra responsabilità e solo noi siamo in grado di guarirle.

Zoe è amata. Se lo merita. A modo suo ha lavorato su se stessa dandomi fiducia.

Zoe è amata. Come ce lo meritiamo tutti.

I 5 gatti con gli stivali… e col top di pailettes

Sono 4 volte che mi perdo i gatti. 4. Da solita iper autocritica mi sono cazziata anche oggi pomeriggio.

Per la quarta volta ho girato x tutta casa alla ricerca dei mancanti.

Per carità, oramai so i posti ma quando me ne manca qualcuno all’appello mi partono sempre le super seghe mentali modello “son usciti dalla porta e nn me ne sono accorta!!” (cosa alquanto improbabile visto che la apro il minimo sindacale x passare manco fossi un ladro che entra di nascosto) e vago immancabilmente alla loro ricerca.

E chissà com’è sono SEMPRE dentro il guardaroba. Uno normalissimo, quattro ante in vetro, quello figo dell’ikea x intenderci.

E io che mi colpevolizzo ogni santa volta xché “cazzo elena, stai attenta, Gemma anche oggi pomeriggio è rimasta dentro mentre chic era in mezzo alle scarpe”.

Posto che quando sn dentro gli armadi ovviamente si accomodano sui vestiti, tirano giù dalle grucce la qualunque e il mio guardaroba sembra una bancarella del mercato…”stai attenta elena un cazzo!”

Oggi li ho beccati in flagrante, i fetenti.

Non chiedetemi come. Nn lo so.

So solo che fanno scorrere le ante con quelle deliziose zampette che prima o poi farò amputare dalla loro super zia veterinaria, entrano e si accucciano a ronfare.

E io che x quattro volte mi sn data pure della rincoglionita. Rincoglionita una sega! Son più che sul pezzo, sn loro a fare baldoria quando nn ci sono.

Come era?quando il gatto nn c’è i topi ballano? Ecco traduciamo: quando la schiava umana nn c’è i gatti aprono il guardaroba e ci fanno i party.

Oggi Gemma – sopra tutti i miei pantaloni bellamente ammucchiati a mo di cuccia sia chiaro – dormiva della grossa…l’avrò pure disturbata quando ho spostato il top di pailettes che stava usando come copertina!

E cmq è lei la capa. Trascina tutti…poi uno dice “tira più un pel di …”😎

Gemma & bags. Vuitton naturalmente, mica esselunga

02.02.2020 le date palindrome che i cinesi dicono portino fortuna

Proprio in concomitanza con questa psicosi collettiva del corona virus in Cina hanno chiesto di non celebrare matrimoni oggi benché, nella loro cultura, sia considerata data fortunata in quanto palindroma.

Volete sapere noi come abbiamo festeggiato qst splendido giorno fortunato?

H. 0030: zoe ha preso la medicina x le convulsioni (eh sì, nn ci facciamo mancare nulla e mercoledì ha avuto la sua prima- e spero ultima perché ho chiesto disperata ai veterinari di iniettarmi il valium animale in vena dal terrore che ho provato – crisi epilettica) quindi decido di andare a dormire.

Avevo sentito graffiare e scavare al piano superiore ma nn ci avevo dato peso: “5 cuccioli di gatto di quasi 6 mesi” – mi son detta – ” staranno facendo cacca e pipi e scavando nelle cassette come se non ci fosse un domani”.

Erravo.

Gli stronzi avevano aperto 2 – e dico 2 – sacchetti di ghiaia da 3 kg, l’avevano bellamente sparsa sul mio meraviglioso parquet in rovere sbiancato creando così una mega lettiera modello piscina olimpionica felina.

Non descrivo la scena ma solo l’emozione: sconforto puro. I 10 mq di studio stracolmi di ghiaia mescolata a loro bisogni + le 5 cassette ormai sporche da pulire.

Zoe naturalmente sempre con me, adesso ha preso il vizio di sovrintendere ai lavori di pulizia cessi felini manco fosse un vecchietto in pensione che guarda i cantieri in costruzione.

Comincio l’operazione. H.00:45 – armata di scopa e paletta raccolgo i 6 kg di ghiaia misto pipi e caccone sante e li butto nella mega busta dell’indifferenziato.

Pulisco le cassette (altri 2 kg), il parquet, passo il mocio, zoe nel frattempo torna al pian terreno a sondare non so cosa, ritorna su e sta con me.

Finita questa immane operazione di pulizia mi dico: ho fatto 30, faccio pure 31″ e mi appresto a portar via l’immane quantità di spazzatura.

Saranno stati – lettiere incluse – 8/9 kg di ghiaia sporca.

Sollevo faticosamente la mega busta in plastica che ti vendono come “super resistente”, mi appresto a scendere i gradini delle scale e al terzo che succede?

Uno tzunami di ghiaia misto merda e piscio felino (eh si, la camionista che è in me all’1 di notte esce sorry, non sono una contessa) fora la busta “super resistente, signora nn si preoccupi, sopporta super pesi”, si rovescia rovinosamente lungo le scale e mi inonda TUTTI i gradini TUTTI della mia candida scala in resina.

Io: muta e col cervello in off.

Sopraffatta dalla sfiga. Avevo le cacche persino nelle ciabatte.

Me le tolgo e, con la pazienza che altro ormai non è che spirito di rassegnazione, RI-prendo la scopa e la paletta, scavalco alla bene e meglio l’immane valanga, tento di andare in cucina x prendere altre buste e pulire.

Ma naturalmente Zoe ci aveva messo lo zampino. E così, al pian terreno, avvicinandomi alla cucina, pesto ANCHE una sua pipi che aveva fatto nel frattempo (nda: zoe in questo periodo soffre ANCHE di cistite).

Mi ritrovo così i calzini pregni di cacca e pipì di cane e gatti, una valanga di merda (letterale) da pulire, ghiaia come se dovessi fare del cemento per costruire una parete e gli stronzi 5 nani malefici che mi guardano dall’alto della scala coi loro occhi dolci come a dire: “nn ci hai pulito le cassette, ci siamo fatti da noi il cesso king size”.

E cosi, tutta bella puzzona, scalino x scalino ho pulito tutto con Zoe di fianco a sovraintendere ai lavori: muta. Forse aveva capito che proprio bella la situazione non era.

Finisco le pulizie, la scala torna linda, porto via i 9 e passa kg di ghiaia sporca, prendo zoe in braccio e la porto a letto.

H.02.00. Letto. Zoe ronfa e io crollo.

Belle le date palindrome. Proprio belle. Fosse cascata di venerdì 17 la palindroma cosa sarebbe successo?

I cinesi hanno fatto bene ad annullare i matrimoni: non x la diffusione del virus ma perché, se solo 1/5 della nostra jella fosse capitata loro, minimo minimo si sarebbero separati nel giro di 1 anno! 😅

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