Pet teaching: come apprendere i soft skills così importanti nella nostra quotidianità

È noto, chi mi conosce sa del mio immenso amore verso gli animali, tutti.

Siano domestici come cani o gatti, siano essi più selvatici come le lontre che ogni tanto vedo nuotare nel fiume, o i rapaci, infinitamente liberi là dove l’uomo solo attraverso una strumentazione meccanica può arrivare.

Sono profondamente convinta che nel nostro piccolo possiamo – se ci impegniamo nella nostra messa in discussione – migliorarci e migliorare l’ambiente che abitiamo, sia esso lavorativo o privato.

Passo ogni giorno ad ammirare le interazioni tra i miei 9 animali (7 gatti e 2 cani) ed ogni giorno, scusate sono un po’ di parte, sono sempre più convinta di avere l’occasione di poter da loro apprendere ad essere un’umana e professionista migliore.

Non potranno certo formarmi a livello lavorativo, s’intende, ma basta osservare come si gestiscono in branco per prender spunto e fare lo stesso nella quotidianità. Perché il team working è importante. Oserei dire fondamentale.

Loro – involontari maestri- ci possono insegnare a sviluppare quelli che io ritengo essere le fondamenta: i soft skill.

Il silenzio ad esempio: Botero, il gatto più anziano della casa sta sempre zitto ed osserva. Interviene raramente – ed in maniera alquanto autorevole – solo e se c’è necessità come ad esempio baruffe fra i maschi più cuccioli.

La leadership e la lotta per ottenerla: Bons e Chic – due dei 2 gatti più giovani, un anno e mezzo circa – ne sono un plateale fallimento. Le loro baruffe, i loro litigi, i loro reciproci dispetti mi mostrano l’immaturità di un essere vivente che VORREBBE essere leader ma leader non è.

Perché, e tutti lo sappiamo, un leader deve essere riconosciuto da chi lo seguirà e non imposto.

La leadership è in primis dote naturale che presuppone l’ascolto ( quello di Botero per intenderci, che guarda con le orecchie tutto e tutti con la calma che la sua sicurezza in se stesso gli dà).

La leadership è capacità di delega: ovvero sapere cosa e a chi delegare…proprio come fa Zoe, il mio amato cane tredicenne cieco che tanta Vita ha vissuto e che di sprecare energie non ne ha voglia.

E quindi cosa fa? Se i cinque gatti della banda bassotti di un anno e mezzo fanno troppa confusione lei, sorniona ma sempre attenta, fa semplicemente leva sul carattere dell’altro cane, un chihuahua, Ercole che non vede l’ora di sfogare le sue energie dividendo gatti che si soffiano o che saltano per errore sul divano (suo territorio nda).

Qui da me la leader, quella che ho in mente io, è Zoe. Ha Fiducia – in primis – in tutti.

Requisito indispensabile quando lavori in team.

Sa delegare all’essere vivente giusto e, quando si fa sentire abbaiando perché è successo qualcosa di veramente grave, la ascoltano tutti.

Semplicemente perché tutti le riconoscono AUTOREVOLEZZA non AUTORITÀ.

Sarà banale ciò che dico ma imparare ad osservare ed ascoltare, cercando di eludere i tanti pregiudizi che ci fanno mal interpretare il mondo con le sue tante sfumature, può solo aiutare a comprendere meglio chi abbiamo di fronte.

Se capiamo chi abbiamo di fronte comprendiamo i suoi punti di forza ed i suoi punti di debolezza, proprio come Zoe fa con Eva, l’ultima gatta arrivata, che tutela e protegge perché Eva ha ancora paura dei suoi simili e si fida solo di me – che le ho dato una casa – e di Zoe, che le infonde sicurezza.

Ecco allora che, per chi ama gli animali e riesce a trovare dei parallelismi, essi possono aiutarci davvero nelle nostre interazioni ed a migliorare lei, si, proprio lei, anima dei soft skill: l’intelligenza emotiva, ancora troppo spesso sottovalutata.

L’accettazione delle diversità

Responsabilità al 100%: i contro della libertà

Quando scegli o ti trovi ad assumere la responsabilità della tua vita al 100% tutto cambia.

Cambia perché non puoi delegare niente a nessuno (collaboratori domestici esclusi ovvio. Ma lì si tratta di rapporti di lavoro).

Cambia perché tutte le decisioni, dalle più piccole alle più grandi, ricadono sulle tue spalle.

Cambia perché, se oltre alla tua ti sei assunto la responsabilità della Vita di altri esseri viventi, devi organizzare tutto nei minimi particolari e se un’emergenza ci mette lo zampino – magari pure in un giorno feriale dove quasi tutti lavorano – sei nella merda più totale.

Cambia perché ogni sacrosanta rara volta tu abbia bisogno di aiuto e capisci che da sola nn ce la puoi fare, ci pensi le ore prima di chiamare o scrivere a qualcuno di caro…perché quel qualcuno che ritieni caro NON è tua madre o il tuo fidanzato o tua sorella con i quali è normale scambiarsi favori, consigli ed aiuti reciproci che in fondo sono solo uno dei tanti modi per dirsi “ti voglio bene”.

E cambia perché, a meno che tua madre o il tuo fidanzato o tua sorella/fratello non siano tutti degli stronzi patentati, non ti rinfacceranno mai – e pure mistificando – di averti teso la mano nel momento del bisogno o x averti dato un consiglio (come tu ovviamente non faresti con loro).

Ma non ti passa neanche x l’anticamera del cervello di “disturbare” tua mamma se hai un problema, un dubbio, una difficoltà.

È tua mamma. È famiglia. Il tuo faro. Il tuo punto di appoggio quando le cose traballano e tu sei in un momento di fragilità.

Ecco cosa vuol dire assumersi la responsabilità della propria Vita al 100%. Vuol dire fare tutto da sé e farsi mille pippe mentali prima di chiedere aiuto agli intimi se si è nella merda. Quella vera. Nn puttanate da vittime patologiche.

Perché nessuno è un’isola e tutti abbiamo bisogno degli altri. Chi prima, chi dopo, chi x cavolate chi per problemi gravi.

La vita è democratica e fa la vita. Coi suoi momenti belli e meno.

Chi è nella mia stessa situazione potrà capirmi.

Gli altri no.

Bons: Dottor Jekyll e Mister Hyde. L’apparente bipolarismo di un gatto che – in modo errato – chiede attenzioni…proprio come tanti esseri umani

Vedendo questa foto immagino che il percepito più o meno sia: “oh, ma che magnifico gattone batuffoloso che ronfa quieto”.

Ed in effetti Bons è così. Un panzone di 5,7 kg che dispensa coccole e fusa modello trattore a chiunque entri in casa.

Ormai il soprannome è: “er portinaio” perché appena si apre la porta lui arriva, si spanza tipo balenottero spiaggiato e fuseggia all’ospite di turno.

Un gatto quieto si dirà. Mansueto. Er bonaccione de casa.

Si.

Peccato che da qualche tempo a questa parte si è messo a fare il bulletto di provincia. Quello iper stronzo eh. E con chi se la prende? Col buonissimo del branco. Il più anziano inoltre. Botero.

Avete presente quando i gatti incazzati si azzuffano? Miagolano, zompano e soffiano manco fossero dopati? Occhi sbarrati e unghie di fuori, pelo gonfio che manco il miglior fungo allucinogeno provoca?

Ecco, Bons, improvvisamente diventa così contro il buon Botero che nn ha altro potere che fuggire o rintanarsi.

Ora, è vero che i miei animali sono amati e viziati. Ma l’Hitler che è in me qst cose non le tollera.

Ergo: si è preso tante di quelle sculacciate che manco io da bambina e in parallelo lo faccio assistere alle carezze che dispenso a Botero & co.

Poco fa – dopo l’ennesimo atto di bullismo felino – è stato talmente cazziato con una voce da basso contralto che ha capito quanto ero nera e si è rintanato sotto il tavolo. Buono.

Ho accarezzato tutti tranne lui. E ho aspettato la reazione.

Appena ha fatto l’accenno di mettersi a pancia in su per avere anche lui la sua dose di coccole, l’ho coccolato. Pavlov docet. Speriamo.

E poi l’ho drogato!!😈 si!!!!

È ufficialmente fatto di arnica da ieri. Dietro consiglio della mia super vete ovviamente. E speriamo faccia effetto qst curetta.

X fargli prendere sta cazz di mezza pasticca provo prima con l’umido di Zoe (che adora) ma è talmente furbo che pulisce il piatto e lascia lì la droga, poi con l’umido figo da gatti e, se come poco fa rilascia sul piatto la droga, partono le maniere forti.

Te la ficco in gola e anche se mi mordi e mi graffi io nn ti mollo finché nn l’hai deglutita.

Nn so se sia un metodo educativo corretto, ma nn posso accettare che nn ingoi una pasticca datagli da me.

Ergo: quando fa il bravo viene stra premiato ma se prova a graffiare o a mordere Botero, scatena me. E con me nn la passa liscia.

E non perché non lo ami ma perché sono assolutamente certa che gli animali – proprio come i bambini – vadano educati.

Ho smesso anzi con le sculacciate che vedevo non sortivano effetto (nn gli ho fatto mai male sia chiaro, c’ha un culo che fa provincia) e ho optato x i toni. M.to più efficaci.

Forse ho trovato la chiave giusta perché oggi, mentre lui era in castigo sotto il tavolo e gli altri venivano coccolati, ho notato un moto di invidia.

Che è il motivo x cui improvvisamente si è messo a fare il bulletto: secondo me vuole attenzioni. Proprio come i ragazzetti bulli.

E più passa il tempo e li osservo, più si rafforza la convinzione che gli animali sono come i bambini e che sta a noi adulti renderli degli esseri viventi equilibrati.

Con Bons c’è il work in progress… io speriamo che me la cavo 🙂

Reagire alle offese: usiamo cuore e neuroni

Ho un gran bisogno di scrivere in questo periodo. È il veicolo migliore che la mia personalità ha a disposizione per esprimersi, per dipanare matasse di pensieri, per calmare il mio cuore che batte come un tamburo africano.

E lo faccio qui, benché riservata, perché qui so che non perderò mai la memoria di quanto succede. Un fuoco non brucerà un diario o un gatto nn lo mangiucchierà, il tempo non scolorirà lettere d’amore o fax importanti di tanti anni fa. Qui tutto resta. E poi, a dirla tutta, se legge o nn legge qualcuno a me non fa differenza. Ciò che conta è la memoria del mio vissuto di cui non voglio dimenticare gli avvenimenti segnanti.

E così oggi, mentre andavo in centro, improvvisamente ho sentito per strada un gran fracasso: un camion aveva investito una bici: era proprio tra le ruote del camion. Sotto. Tutta attorcigliata.

In situazioni d’emergenza sn sempre pronta se so cosa fare. Fredda, glaciale ed operativa (poi cala l’adrenalina ed è un casino eh! Nn sn wonder woman 🙂 crollo come tutti i comuni mortali 🙂 ) : un nano secondo e stavo già parlando col 118: “elena Battaglia, milano, camion ha investito bici in via…

E mentre stavo parlando col 118 un uomo, nn so se il guidatore o l’investito mi ha urlato: “ma fatti i cazzi tuoi troia. Ce la vediamo tra noi uomini”

Ed è in momenti come qst che il cervello-matassa si dipana e ti fai delle semplicissime domande che ti aiutano a sentirti meglio.

E sn le seguenti:

– ma non ti sei accorto che volevo solo dare una mano?

– ma lo sai che NOI DONNE siamo esseri evoluti, molte con una più che discreta cultura e posizione socio-lavorativa e siamo quindi in grado di gestire situazioni complesse, stressanti e siamo dotate di problem solving?

– ma lo sai, piccolo omuncolo che non sei altro che probabilmente ti rivolgi così alle donne perché hai problemi di autostima? Ce lo avrai piccolo o non ben funzionante posso supporre.

Tutto ciò – sottolineo – perché volevo dare una mano? Sai cosa vuol dire essere solidali? Essere aiutati o aiutare? Sai che scambio emotivo si crea? Sai il senso di comunanza, vicinanza, supporto? Sai che aiutare ed essere aiutati non ti fa sentire solo?

No, non lo sai. E me ne dispiaccio. Perché ti perdi una grande fetta di umanità. Probabilmente non te l’avranno insegnato o sei talmente arrabbiato col mondo da non distinguere amici da nemici.

Una signora ha visto i miei occhi visibili dalla mascherina e mi ha rincuorato: nn se la prenda, mi ha detto, sarà l’adrenalina.

L’adrenalina un cazzo. Avrà tutti i problemi di qst mondo ma qst è sessismo oltre che incapacità di accettare l’aiuto altrui.

Però, qui lo dico e qui lo nego perché so come sono fatta, la voglia di intervenire e dare una mano passa se ti imbatti in simili figuri..no?

E così mi sono scusata col 118, ho interrotto la comunicazione e sono andata a fare la mia solita seduta di beauté.

Al rientro c’erano vigili e pompieri che regolavano il flusso del traffico causa camion fermo.

Io la mia parte l’ho fatta. As usual. Chi mi ha dato della troia un po’ meno…ma la ruota gira e soprattutto è mia responsabilità il come rispondo ai comportamenti altrui. Non ho potere sugli altri e a loro sta la responsabilità del loro cammino personale.

La fortuna di vivere

Io sn una donna fortunata, profondamente grata x la Vita che mia madre mi ha lasciato e che mi sono costruita a suon di lotte, delusioni e vittorie. Un po’ – più o meno – come tutti insomma.

Certo, i miei primi 40 anni non sono stati propriamente una passeggiata di salute ma adesso – se esiste un carma evidentemente sta pareggiando i conti – posso ritenermi una privilegiata in qst mondo sempre più difficile da vivere.

È ovvio, i problemi – come per tutti – non mancano ed io devo fare i conti con qualche problemuccio di salute, ma ho quasi 44 anni … e si comincia ad avere qualche acciacco.

Nel mio stato wapp c’è da c.a 3 anni lo stato “grata” e quello rimarrà. Ritengo che nn possiamo permetterci il lusso di rinnegare le fortune che abbiamo.

Siamo in uno stato che – con tutte le sue magagne – almeno ci garantisce un minimo sindacale di qualità di vita decente (basta aprire il proprio orizzonte egoriferito e pensare a chi nn arriva a fine mese, o vive in Africa o in paesi con dittature feroci); ho un team di lavoro che comprende le mie complessità e priorità familiari (non tutti sarebbero disposti ad accettare che lasci improvvisamente il lavoro x un’emergenza veterinaria) e ho delle amicizie che mi scaldano il cuore. E me lo scaldano molto più di quanto facesse mia mamma (eh sì mamma nn te la prendere, ma l’affettività nn era tra i tuoi pregi spiccanti! Mi hai lasciato la forza di una tigre, un livello stoico di sopportazione del dolore, la tigna x superare l’insormontabile..ma in famiglia i gesti di affetto nn erano usuali 🙂 ).

Tra ieri e sabato sera non ho avuto un momento libero: nn c’è stata amica vera che nn mi abbia chiamato x sapere come stessimo. E qst vale più di 1000 km di distanza.

In passato c’è stato chi mi ha detto che “sono sola”. È vero formalmente. Sn single, non ho genitori né fratelli/sorelle ma sn m.to meno sola di tante persone che – seppur con un costrutto familiare – si sentono tali.

Io nn sono sola. Sn amata.

Ed è il più grande lusso che una persona possa avere.

Venerdi viene a milano uno dei miei cuori più cari. Se mai mi sposerò so già che insieme alla pazza bolognese sarà la mia testimone. Ne abbiamo passate troppe insieme. Ci siamo sempre state l’una x l’altra. Ed io nn vedo l’ora di vederla… che le video call finalmente si sostituiranno ad un caldo abbraccio da sorelle acquisite.

A venerdì Com. Sarà ancora più “casa” di quella che già ho.

La giornata secondo Zoe

H 7.20 tata devo fare pipì. Poiché sn ancora clemente ti sveglio dolcemente con la zampa.

H 0721 tata prendimi dolcemente in braccio e portami al piano inferiore. Ho solo un dubbio: è dolce o solo ancora addormentata?🤔

H.0723 pipi. Mi scappa tanto. La fo dove mi pare tanto la tata pulisce.

H. 0725 concedo alla tata di prendere il caffè. Dormo un dieci minuti.

H 07.30 tata sta fumando: damme da magnà cojona! Che te fumi?! E te lo abbaio manco avessimo i ladri alla porta.

H.0735 magno e stramagno Ohh. Tata ha obbedito e spento la sigaretta x nutrirmi. Qsta mi vuole affamare!

H.0737 finito. 250 g. Mbe, bono l’antipasto
…quando cominciamo col pasto completo?

H.0740 concedo alla tata di finire il caffè e fumarsi la sigaretta.

H 0750 ci deve essere un meeting in bagno. sn tutti e 8 là. Manco solo io. Vado, presiedo e naturalmente abbaio x dire la mia.

H.0800 tata devo fare la caccaaaaaa. Alzati da quel cesso e portami giù cazzo! Stai sempre a pensare a te!!!

H 08.05 tata è uno zombie vivente nel giardino e io scodinzolo felice, cago e passeggio come se nn ci fosse un domani

H.08.25 oh adesso ho fatto sport e bevo. Tata sta lavorando: schiava! Guardami!! Mica posso restare x terra!?! Adagiami sul divano e già che ci sei sappi che ho fatto un’altra pipì 😉

H.0830 mamma mia che fatica qst inizio gg. Adesso dormo.

H.1300 tata è ora di mangiare. “Zoe nn ho fame ancora amore e devo finire qst lavoro”. Tata come osi disobbedirmi??? Ho detto che DEVI mangiare! È ora dei crackers-premio cazzo. Mica mi vorrai lasciar digiuna?

H. 1305 tata mangia anche se nn ha fame. Io sgranocchio i miei adorati crackers muticereali.

H.1325 mi fai bere tata? Voglio bere dalla ciotola in cucina, qsta qui a lato divano nn mi va. Adagiami a terra.

H. 13.30 ho bevuto. Rimettimi sul divano. Ho bisogno di riposare.

H.1730 ho fameeeeeeeeeeeeee. È ora dell’aperitivo!!! Ah, mi ignori? E io rompo e abbaio e ti chiamo con la zampa finché nn mi caghi. Chissenefrega se stavi guardando la tv.

H. 1740 aperitivo.100 g. Mh, mi accontento.

H. 19.00 cenaaaaaaaaaaaaa

H 1905 magno e stramagno altri 150 g. Poi ottimizzo (chissà xché la tata è tanto contenta?): piscio, bevo, faccio 2 passi e ordino di adagiarmi sul divano.

H. 20.00 senti tata, se nn l’avessi capito i tuoi ritmi di vita non mi interessano. Anche se nn hai fame adesso mangi. È ora dei crackers.

H. 20.00-h 20.10 abbaio e giuro che continuo se nn mi dai retta.

H 20.15: crackers, brava che hai obbedito

H 20.40 dessert: 50 g.

H 20.41 devo bere tata sveglia!

H 20.43 piscio.

H.20.44 tata che stai aspettando a mettermi sul divano? Devo dormire.

H. 23.30 andiamo a letto? “Zoe amore, voglio finire di vedere il film”. Tata nn me ne frega un cazzo del tuo film: lettooo!!!

H. 2340: quanto vuoi che abbai ancora?😎

H. 2342: (durante la pubblicità!🤨) tata mi adagia per terra. Faccio la pipì pre notte e poi mi prende in braccio e finalmente mi porta a letto.

H. 2345 perché mi devo spostare?Chissenefrega se è il tuo posto!

H. 00.00 è stato alquanto spiacevole che tu mi abbia con prepotenza spostato il culo affinché andassi dall’altro lato del letto, ma ti perdono. Sn stanca.

H. 00.01 certo che qst umana nn mi dà mai retta: devo trovare assolutamente il modo di educarla. Se no chiamo le guardie zoofile. Qst è violenza domestica ai danni di un animale!

H. 00.02: ci penso domani. ‘Mo russo.

Quando sei una pirla e ti chiudi fuori casa

La quarantena comincia a farmi male.

Stavo giocando coi gatti nella terrazza con la veranda. Visto il bel tempo l’avevo tirata su x far circolare l’aria e dar loro più spazio…e poi era molto divertente vederli intenti a guardare mentre saliva.

Ordunque, la genia qui presente x catturarli e farli rientrare ben pensa di chiudere la porta finestra della cucina per limitare i punti di fuga. Tanto avevamo l’ingresso dal salone con la veranda su.

La succitata genia cosa fa dopo? Comincia a indirizzare modello cane da gregge i gatti verso l’interno della veranda e poi, vista Gemma spaventata, la prende in braccio e intanto chiude la veranda.

Gemma in braccio mi graffia, la veranda lentamente scende, gli altri gatti la guardano estasiati fino a quando – inesorabile – si chiude.

Peccato che io so’ rimasta sul balcone con gemma. Una cogliona.

Rido da sola perché nn si può essere talmente idioti da chiudersi sul balcone e intanto valuto il danno minore.

Rompere il doppio vetro della porta finestra della cucina o tagliare la veranda fatta su misura.

Ok. Vi posso assicurare che il doppio vetro col manico del mocio non si rompe. Ci ho provato per circa dieci minuti con Gemma a fianco. Niente. È troppo resistente.

E allora non resta che tagliare la veranda in concomitanza con il pulsante elettronico interno affinché possa di nuovo rialzarsi.

Ma non ho forbici, ho solo una vecchia bottiglia di vino piena che mi rifiuto di rompere per non avere puzza di alcool per una vita.

Cosa fare? Come rientrare dentro casa?

E poi appare lei. Una vecchia bilancia in vetro con gli angoli appuntiti. La prendo e si, taglio volontariamente la veranda per riavviarla.

Ecco la prova provata in foto. Un danno che la metà basta.

Ed io che continuo a prendermi per il culo da sola 😆

Quando la privazione della libertà fa rima con felicità

Sembra un controsenso lo so.

In periodi come questo, dove la maggior parte di noi è costretto fra le proprie mura domestiche senza avere la possibilità di uscire e fare ciò che era abituato a fare, sembra di andare in apnea metaforica.

La mancanza d’aria sembra quasi accomunarci in questo triste periodo.

Penso a quella dei malati – che ogni giorno lottano contro questo subdolo covid che mai avremmo pensato causasse tanti danni – e a quella di noi ancora “sani” o forse asintomatici, che possiamo essere veicolo di trasmissione e quindi siamo relegati dentro le nostre case senza poter respirare a pieni polmoni il profumo del mondo.

Eppure io credo che questo sacrificio che moltissimi di noi stanno facendo possa non essere vano.

Sono sempre stata un’accesa sostenitrice dell’evoluzione personale, credo fortemente che da qualsiasi situazione – sia essa negativa o positiva tanto l’accezione gliela diamo noi 🙂 – si possa imparare qualcosa per diventare Esseri Umani migliori.

Leggevo un bellissimo estratto di un libro di Jung dove raccontava di una quarantena simile e suggeriva timidamente di “privarsi delle privazioni inventandone di nuove”.

Altro controsenso direte. E invece no.

Lui si privò di molte consuetudini negative per apprenderne di nuove e positive. Una sorta di catarsi insomma, visto che per cambiare un’abitudine – la scienza sostiene – ci vogliono ventuno giorni.

E così, personalmente, mi sto privando di tempo e pigrizia per mettere a posto casa, sto provando a fare ginnastica, sono diventata più tecnologica grazie allo smart working che da parecchio tempo la mia azienda ci obbliga saggiamente ad attuare.

I genitori – spero e immagino dai racconti delle mie amiche – si privano della routine lavorativa quotidiana ma guadagnano in fantasia per giocare coi propri figli e ne godono – finalmente! – la presenza.

Gli anziani sono forse la categoria che più fa fatica in questo momento: sarebbe bellissimo poter creare una rete di “chiacchiere telefoniche”: siamo tutti a casa in fondo…sarebbe un gesto nutriente per tutti fare delle telefonate a chi è solo.

Che poi, cos’è la solitudine se non la possibilità di stare realmente con se stessi? È un grande privilegio imparare a convivere con se stessi. Coi propri pro e coi propri contro. Solo così si può essere in grado di stare in maniera sana con gli altri. Senza dipendenze, senza proiezioni, senza giudizi, ma in accoglienza.

Almeno questo è ciò che penso io. Il mantra dovrebbe essere: “Io accolgo. Non ho la pretesa di cambiamento esterno”.

Il risultato è che personalmente non mi sento in gabbia perché so che sto sfruttando questo tempo presente. Mi sto migliorando. Sto imparando cose nuove. Sto FACENDO cose nuove.

È vero indubbiamente che la clausura forzata è anche caratteriale, c’è chi ama la dimensione domestica e chi meno. Io l’ho sempre apprezzata molto. Mi piace stare con me. Sono una buona compagna di viaggio per me stessa. Amo poltrire sul divano, amo ascoltare il suono del silenzio ad occhi chiusi, le mie piante, amo anche non fare nulla e ascoltarmi.

E naturalmente amo i miei 8 animali che ne combinano di tutti i colori.

Eh sì. Perché – a onor del vero – chi ci sta guadagnando di più in questo periodo sono proprio loro. Mi hanno sempre a casa e mi dimostrano la loro felicità in ogni modo possibile.

Ieri avevo 4 gatti incastrati sopra di me (di più non ce ne stavano) a farmi le fusa, Zoe di fianco abbracciata a russare sonoramente ed Ercole sulla pancia. Ed io ero felice.

La felicità è davvero fatta di quelle piccolissime cose che puoi notare solo se resti nel presente. Senza catastrofismi, tenendo a bada l’ansia se arriva, respirando.

E ricordandoci che c’è chi fa fatica a farlo.

Usciremo. Di casa e da questa situazione. Ma nel frattempo, invece di lamentarci e “strippare” neanche fossimo costretti in un metro quadro di spazio a pane ed acqua, godiamo del potenziale che ha questa situazione.

Impariamo a fare ciò che non sappiamo fare. Evolviamo.

Stiamo con i nostri cari. Amiamo.

Stiamo con noi stessi e scopriamo la bellezza della e nella nostra unicità.

Che in fondo ci viene chiesto “solo” di assumerci la responsabilità di non essere veicoli di trasmissione di una malattia altamente infettiva continuando a godere di tutti gli agi di sempre.

Con l’occasione di diventare migliori di quello che siamo.

Pet teaching

Guardo i miei animali e vorrei che parlassero.

Vorrei che mi spiegassero come fanno.

Sn tolleranti, si amano, si rispettano nella loro diversità, di specie e sesso. Certo, ogni tanto si cazziano reciprocamente, litigano furibondi mordendosi a vicenda, ma poi ristabiliscono i loro equilibri.

Perché noi esseri umani non ne siamo capaci?

Ieri parlavo con una mia amica che mi raccontava l’ennesimo dispetto fattole da un suo vicino di casa.

Io vedo tutto buio ora, quindi finché non starò meglio cerco di non arrivare a conclusioni.

Ma perché noi esseri umani feriamo?

Abbiamo il grande privilegio di essere esseri pensanti.

Una relazione porta in sé il seme della ferita. È inevitabile. Ogni tanto, per svariati motivi, ci si fa del male invece che del bene.

Trovo però una differenza abissale tra ferite colpose e ferite dolose.

Ed a qst ultime non so dare risposta. Da sola almeno.

Per fortuna ho gente più saggia di me attorno che può illuminare i miei neri dubbi e spiegarmi ciò che non comprendo.

Vorrei essere Zoe adesso.

Animali e amicizie: il binomio dell’amore familiare

Anni di studio di recitazione e di lavoro su me stessa (segno x antonomasia di essere umano che sa e vuole mettersi in discussione) mi hanno insegnato ad accettare le cadute ed i momenti bui.

Fanno parte della Vita ed è inutile non ascoltare le inevitabili emozioni negative e dolorose, mettere un tappo-facciata di “va tutto splendidamente” e far finta di niente.

Se sei in una fossa restaci. Stai. Ascoltati. Che qualcosa di buono ne uscirà.

Ieri è stata una giornata infernale per me, provata da un mese e mezzo di sfighe una dietro l’altra che tento di affrontare sempre con forza, dignità, equilibrio e coraggio.

Vi dico una cosa: la solitudine ha due facce. Quella della libertà e dell’indipendenza e quella del non potersi permettere – se non con gli intimi – di crollare e poggiare per un breve lasso di tempo il peso delle responsabilità che, in quanto solo, si è abituati a portare sulle proprie spalle.

Io mi reputo – nonostante la Vita con me non sia stata proprio clementissima – una donna molto fortunata.

Se ieri non ci fossero state le mie amiche storiche, rapporti che vanno avanti da 20 e più anni, non so come ce l’avrei fatta.

Il tutto, ovvio, è amplificato dal fatto che sono già in una condizione di salute m.to precaria quindi qualsiasi evento esterno fa più male del solito.

Ma ciò che mi è successo ieri mi avrebbe fatto male comunque. Mi conosco. So i punti metaforici del mio corpo che, se getti sale, ululano di dolore

Di quei dolori che solo il caldo abbraccio di chi ti vuole bene e ti conosce da una vita può lenire un po’ e farti riprovare la sensazione di famiglia.

Di quei mali che solo un bel cazziatone telefonico dalle amiche marchigiane e bolognesi ti fanno cominciare a vedere gli eventi anche da un’altra prospettiva.

Certo, resta il fatto che devo prendermi cura di me e della mia salute, più che mai provata. Ma per fortuna esistono i medici, gli affetti veri, le persone che mai te lo saresti aspettato ma ti danno una parola di conforto ed il mio zoo sensibile che, anche adesso che sn sul divano persa in pensieri funesti, mi è appiccicato.

Xche per me, orfana e figlia unica, la famiglia sono le amicizie che mi sn costruita negli anni.

E sono i miei animali. Che sentono tutto. Nn sarebbero animali altrimenti. E cosi ieri sera, sul letto, sono voluti venire tutti. Anche Dobby e Gemma che di solito si fanno i cavoli loro in giro per casa.

Io lo so che i periodi tosti sono delle parentesi. L’ho verificato durante la mia Vita. E so che dopo, se si ha la voglia e l’onestà intellettuale di mettersi in discussione, si evolve e nasce un nuovo sè migliore del precedente.

Certo, adesso è tutto m.to buio e difficile. Ma ho sempre avuto la pala in mano pronta a spalare merda. Credo continuerò a farlo fino alla fine dei miei giorni perché ho scelto la strada evoluzionistica di darwin.

Degli altri poco mi importa, li accetto, semplicemente perché non ho potere di cambiamento se non su di me.

Supportata – e qst è la grande forza che mi ha regalato la vita – da amicizie straordinarie che ci sono. Restano. Mi amano e con le quali c’è un interscambio continuo e paritetico di affetto. Di supporto nei momenti tosti, di gioia in quelli wow.

In questo periodo ho bisogno di abbracci, di gesti di amore, di calore condiviso. E come sempre succede, la mia famiglia bipede e quadrupede era con me. I miei cuori c’erano. Come io d’altronde ci sono per loro. Sempre.

Il resto passa. E gli darò sempre meno valore emotivo.

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