Zoe: quando la nostra violenza si trasforma in amore

Io amo tutti i miei animali ma Zoe ha nel mio cuore un posto particolare. È la mia preferita. Vado in ansia al primo micro segnale di allarme, al primo cedimento. Con gli altri 7 no.

E la ragione è molto semplice. Zoe è me. È stata me x tanti anni. Troppi. Ed io che mi vanto di essere una donna giusta e responsabile ho il dovere di ripagarla per le sofferenze passate.

Zoe è stata trovata, abbandonata, cieca e in fin di vita sul ciglio di una strada. Talmente piena di rogna da non avere peli ma solo tagli sanguinanti sulla pelle.

Aveva già la leishmaniosi, segno di incuria totale perché per prevenirla basta un collare da 19 euro che dura sei mesi.

Aveva preso così tante botte che nn si faceva avvicinare e se i volontari o i medici provavano a toccarla lei non era in grado di distinguere che quella mano poteva fare del bene e accarezzare. Per lei le mani avevano solo picchiato. Bastonato. Brutalmente. Uno sfogo di rabbia inconsulta e immotivata contro un essere indifeso, per di più ridotto in carne ed ossa.

Questa era Zoe. E questa sono stata io.

Magra no, per carità, ma vittima di violenza per più della metà della mia vita da colui che avrebbe dovuto amarmi, proprio come avrebbe dovuto fare il “compagno/carnefice” di Zoe, si.

E se mi espongo – io, riservata per natura – lo faccio perché se anche solo UNA persona leggerà queste righe, allora potrò dire di aver fatto la mia parte come testimone di un fenomeno sociale tra i più diffusi.

Io la capisco Zoe. Subire violenza da chi dovrebbe amarti ti porta ferite che solo tempo, amore e lavoro su te stessa riesci a sanare.

La grandiosità dei cani è che, suppongo io, rimuovano e quindi, benché ci siano voluti 6 mesi prima che mi mostrasse la pancia in segno di arrendevolezza e si fidasse, Zoe adesso – lo spero per lei – ha scordato il disamore, il non riconoscimento, l’assenza di cura, lo schiaffo al posto della carezza. Zoe adesso è amata. Da me e da tanti cuori che la adorano e che fanno il carpiato per lei e per la sua salute.

Gli esseri umani non dimenticano invece. E così io non mi scordo la chitarra che tanto amavo suonare schiantata sulla testa quando avevo 12 anni, il tagliacarte in metallo puntato alla gola a 13, il “sei una stronza, neanche stanotte hai fatto dormire tua madre” mentre venivo scaraventata contro l’armadio della camera dei giochi a 4 anni col cicciobello in braccio.

Non mi scordo gli schiaffi se per caso facevo cadere una posata, i piatti in testa, le grida, le minacce di morte, le scenate, le liti furibonde e le porte chiuse in faccia del tipo “con te ho chiuso”.

Non mi scordo il segno della sigaretta spenta sul polso di mia madre, i tappeti portati via di nascosto perché colui che promise amore ai tempi di un matrimonio insano voleva tagliarli a metà per la divisione dei beni in sede di separazione, non mi scordo neppure Winston, il bulldog inglese che tanto abbiamo amato e che sempre il promettente amore voleva tagliare a metà con coltello alla mano.

Come non mi scordo il pugno che mi diede l’uomo col quale stavo per sposarmi, perché si, se hai avuto un esempio di amore come quello che ho avuto io, se non lavori su te stessa e spali merda, da adulta riprodurrai quel tipo di rapporto. Perché quello è l’esempio che ti hanno dato. Ed io, ai tempi del pugno con annesso livido, ancora mi disamavo così tanto da non sapere amare.

Ci sono voluti anni prima che prendessi consapevolezza di me e del mio valore. Anni per sentire che esistevo, che anche io avevo un posto nel mondo e che non ero quell’essere così deplorevole da dover essere punito per la qualunque io facessi o non facessi.

Ecco perché Zoe ed io siamo legate da un filo indissolubile. Zoe è me una volta. E adesso, io e gli altri cuori che la amano, l’abbiamo aiutata a diventare la me di adesso.

Zoe ha addirittura alcune marce in più: per esempio capisce al volo di chi fidarsi o no. Io sto ancora imparando.

Ma ho imparato ad amare. In maniera sana, equilibrata, adulta. Senza botte o chiusure tranchant di rapporti. Senza scenate o colpi di testa dettati dalla rabbia che altro non è che dolore non coccolato.

Ed ho imparato ad essere responsabile. Ecco perché non voglio e non posso scordare. Perché è grazie alla memoria che noi esseri umani possiamo diventare migliori non riproducendo gli errori del passato.

Così, nel mio piccolo, questa storia ve l’ho voluta raccontare. Ho fatto la mia parte. Per farvi sapere che si, la violenza, fisica e psicologica, il disamore, l’incuria fanno male. Tanto. Ma se ci si impegna le ferite si sanano perché sono nostra responsabilità e solo noi siamo in grado di guarirle.

Zoe è amata. Se lo merita. A modo suo ha lavorato su se stessa dandomi fiducia.

Zoe è amata. Come ce lo meritiamo tutti.

Pubblicato da Elena Battaglia

Amante della Vita e delle occasioni che ci offre con le sue stupefacenti sorprese. Con 8 animali di occasioni da cogliere ne ho!

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