Sanremo: quando il contenuto – finalmente- comincia a valere più del contenitore

Ho guardato il festival di Sanremo (non tutto eh! A una certa io crollo come un albero cui tagliano di botto il tronco con una motosega) e sono rimasta piacevolmente colpita da alcuni interventi e canzoni.

Erano anni che non succedeva. Baglioni era incagabile con la sua auto referenzialità, Fazio impeccabile ma sempre in primo piano. È un super professionista e, anche se non vuole la scena, la scena vuole lui.

Qst sorprendente Amadeus invece ha scelto delle belle canzoni e soprattutto ha dato voce a messaggi molto significativi.

Per ovvi motivi personali sono rimasta molto colpita dal monologo sulla violenza di Rula Jebreal (e anche qui però – retoricamente – mi chiedo: ma oramai per temi sociali così vitali, evoluzionistici, umanitari, dobbiamo OBBLIGATORIAMENTE parlare delle esperienze personali?)

Certo, da un lato è ESSERE testimoni di un fenomeno (l’ho fatto io stessa nel mio piccolissimo in un precedente scritto) ma dall’altro non è becero esibizionismo basato sull’ormai stranoto fenomeno di curiosità sociale modello “che cazzo è successo a quella lì?!”

Credo che il fulcro della questione sia la motivazione che spinge un Essere Umano a parlare di sé.

Se penso a trasmissioni pseudo giornalistiche assistendo alle quali la buona Oriana (Fallaci ndr) inorridirebbe e rimarcherebbe fiera il suo esilio in America tipo Uomini e donne o quelle della Barbara d’Urso de no’ artri, la motivazione è plateale: fare audience e sfruttare la bieca e macabra curiosità degli spettatori oltre che l’esibizionismo dei narranti.

Ma gli interventi di Sanremo – che certo puntavano a far audience sia chiaro, la tim, sponsor ufficiale, doveva pur batter cassa – sono stati di tutt’altro spessore.

Paolo, malato di Sla ad uno stadio terminale, che ha cantato il suo amore x la Vita vale oro. La sua scelta ed il suo esempio valgono oro x chi SA ASCOLTARE. E certo è che x ascolto non intendo il saper sentire una canzoncina.

Intendo saper cogliere un inno alla Vita così come ci viene proposta. Così come ci capita. A chi più facile, a chi meno. Con le sue salite e le sue discese.

Ecco, a Paolo di fare audience non je ne po’ fregà de meno: lui vuole essere esempio e testimonianza di una lotta e di una scelta.

Io non la condivido, ma chi sono io x decidere della Vita di un’altra persona?

Io voglio il diritto di scegliere x la mia, in piena libertà e lucidità, ma l’inno di un Paolo che non conoscevo a me ha commosso e si, mi è stato di esempio perché non sto attraversando il periodo più easy della mia vita in questo momento. Mi ha dato motivazione.

Ecco allora, tornando a Sanremo, io credo abbia dato voce a temi importanti. Riguardanti il nostro “essere civili”. Ha fatto loro da cassa di risonanza.

Quindi ben venga.

Ben venga che si parli di fine vita e si ragioni su come e se decidere di viverla o terminarla, che si ragioni sulle parole carezzevoli che un uomo può inserire nel proprio vocabolario al posto di quelle violente che portano alla violenza, che si parli persino di bellezza che svanisce va (monologo pessimo ma l’intento era buono…è che la Leotta, porella, a sto punto c’ha davvero solo quella).

Che se ne parli. Di tutto. Di tutti i temi stra super importanti di cui fa paura parlare.

Perché se si sta zitti non solo nn si evolve ma scatta un meccanismo identico a quello che scatta quando non ascoltiamo una nostra emozione: non la canalizziamo bene e lei, strunz, esce fuori come somatizzazione.

Cosa c’entra con i miei 8 animali tutto ciò? Nulla 🤣 se non che Zoe ed Ercole avrebbero cantato meglio di Morgan e bugo e pure di Achille Lauro.

P.s. e cmq i Modà con il loro linguaggio dei segni hanno spaccato. Qst è la tv che mi piace. Quella che dà spunti di riflessione.

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